Mercoledì 10 giugno alle 17:30, presso la sala del Circolo della Stampa di Trieste, Dialoghi europei organizza un incontro dedicato ad un tema di assoluta attualità. “Cuba nel mirino di Trump” è il titolo della conferenza che ospiterà quali relatori due dei maggiori esperti italiani di America latina, Antonella Mori, Docente dell’Università Bocconi e responsabile del Programma America Latina dell’ISPI, e Dario Conato, Coordinatore d’area America Latina e Caraibi del CeSPI.
Gli interessi di ricerca di Antonella Mori vertono in particolare sull’economia latinoamericana e sui rapporti tra America Latina e Unione europea. Nel 2011 ha ricevuto dal Ministero degli Affari Esteri un riconoscimento per aver contribuito al rafforzamento delle relazioni Italia-America Latina. Nel 2020 ha curato per l’ISPI il volume Latin America and the New Global Order (disponibile qui). Proprio in merito alla situazione di Cuba ha recentemente partecipato ad un confronto radiofonico, disponibile in podcast sul sito della RAI – ascolta previa semplice registrazione.
Dario Conato è responsabile dell’Osservatorio America Latina e Caraibi del CeSPI. In qualità di esperto residente ha diretto progetti di cooperazione internazionale in America Latina e Medio oriente. Nel 2021 ha curato il Quaderno del CeSPI America Latina: un continente in fermento (vedi sul sito di Donzelli editore). Nel gennaio 2025 ha presentato uno studio sul Global Gateway in America Latina in un seminario organizzato con IILA (Organizzazione Internazionale Italo-latino americana) e Centro Studi sul Federalismo (leggi).
| Parole chiave: Cuba; Antonella Mori; Dario Conato |
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I politici francesi sono probabilmente i massimi cultori dell’arte oratoria, come se la grandeur fosse un’esibizione di potenza fondata anche sulla retorica. Da questo punto di vista Emmanuel Macron segue convintamente la strada tracciata dai suoi predecessori. Il 2 marzo scorso, parlando in Bretagna presso la base dei sottomarini atomici francesi dell’Île Longue, il Presidente ha ad esempio affermato che “chiunque avesse l’audacia di voler attaccare la Francia conosce il prezzo insostenibile che dovrebbe pagare” (leggi sul sito diplomatie.gouv.fr).
La forma enfatica non deve tuttavia distrarre dalla concretezza del contenuto, particolarmente importante nell’attuale fase storica. Il discorso di Macron ha infatti delineato un “piano di deterrenza avanzata” che annuncia una svolta strategica, con il coinvolgimento di altri Stati europei in esercitazioni di deterrenza nucleare. Secondo Avvenire, otto paesi avevano già accettato la proposta francese: Regno Unito, Germania, Polonia, Olanda, Svezia, Danimarca, Belgio e Grecia (leggi).
La Norvegia ha ora deciso di aderire a sua volta, pur sottolineando di non voler modificare la propria posizione che esclude lo stazionamento di ordigni nucleari sul territorio norvegese. Di quest’ultimo aspetto non fa cenno il resoconto di France24 (leggi), mentre esso viene sottolineato nell’articolo del sito nordico NordiskPost, dal quale risulta che la decisione del Primo ministro Jonas Støre ha suscitato un ampio dibattito in Norvegia (leggi).
Per meglio inquadrare il piano di Emmanuel Macron (compresi i potenziali rischi), è utile la lettura del testo pubblicato dall’European Council on Foreign Relations pochi giorni dopo il discorso dell’Île Longue – leggi. Già il sottotitolo coglie un problema evidente asserendo che “con Macron al potere, la Francia ha le capacità e la volontà di estendere il proprio ombrello nucleare agli alleati europei. Ma la prospettiva di un presidente molto diverso all’Eliseo l’anno prossimo significa che un contrappeso britannico potrebbe diventare prezioso”.
| Parole chiave: Francia; Norvegia; Deterrenza avanzata |
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“In un momento di confusione e volatilità come quello attuale, la sinistra spagnola è diventata, un po’ per esclusione e un po’ per meriti propri, il principale laboratorio dei governi progressisti in Europa”: così ha scritto un approfondimento della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (leggi) a proposito dell’incontro Global Progressive Mobilisation organizzato da Pedro Sánchez a Barcellona il 17 e 18 aprile scorsi – leggi sul sito ufficiale dell’evento.
Nel suo contributo, Elly Schlein ha tenuto in particolare a ringraziare il Primo ministro spagnolo “per aver dimostrato che l’agenda progressista funziona e porta risultati concreti alle persone” (leggi sul sito del PD).
Il successo della manifestazione e l’apprezzamento nei confronti del suo promotore (leggi il commento di Huffpost) non sono riusciti tuttavia a nascondere le grandi difficoltà cui è confrontato proprio il governo progressista guidato da Sánchez. Come ha scritto Politico.eu: “messo a dura prova da scandali di corruzione e da cocenti sconfitte alle elezioni regionali, il Primo ministro […] sta esaurendo il proprio margine di manovra” (leggi).
Un’analisi molto simile è anche quella proposta dalla BBC (leggi), con la curiosità che entrambi gli articoli citati (di Politico e della BBC) usano un’identica espressione (“dig in”) per segnalare la volontà del premier di “trincerarsi” pur di arrivare alla scadenza naturale del mandato nel 2027.
Intanto, per rafforzare i legami di coalizione venendo incontro agli auspici dei regionalisti (in particolare del PNV basco), il governo ha fatto approvare dal Parlamento una mozione sulla “irrevocabilità” dell’adesione della Spagna all’Unione europea. Il testo auspica anche una riforma dei Trattati e un rafforzamento dell’Unione, nonché una promozione di basco, catalano e galiziano come lingue ufficiali dell’UE – leggi sulla testata Demócrata.
| Parole chiave: Sanchez; Sinistra; Unione europea |
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Già a marzo il governo islandese aveva annunciato l’intenzione di indire un referendum sulla ripresa dei negoziati di adesione all’Unione europea, iniziati nel 2010 ma interrotti nel 2013 (leggi sulla Reuters).
Il Parlamento di Reykjavík ha ora accolto la proposta governativa e la consultazione si terrà il 29 agosto (leggi sempre sulla Reuters).
Per il momento le intenzioni di voto degli islandesi non suggeriscono quale potrà essere il risultato del voto (i sondaggi indicano favorevoli e contrari entrambi al 42% - leggi sul magazine della Treccani), ma di certo un ripensamento è in corso circa i rapporti con l’UE a causa dell’approccio di Donald Trump verso la vicina Groenlandia: guarda il video di Arte).
Non è stata inoltre dimenticata la “battuta” dell’ambasciatore-designato a Reykjavík che aveva menzionato l’Islanda come “52mo Stato” degli USA – lo ha sottolineato il New York Times ricordando che “i circa 400.000 islandesi hanno cominciato a discutere seriamente dell’impensabile: che sia arrivato il momento di aderire [all’EU]?” (leggi). Il sentimento di incertezza prevalente sull’isola è dovuto inoltre anche ai dubbi in merito all’impegno americano nei confronti della NATO. Ricorda il citato articolo del magazine Treccani che “l’Islanda è membro della NATO dal 1949, ma è l’unico Paese dell’Alleanza senza un esercito. La sua sicurezza ha riposato per decenni su un patto implicito con gli Stati Uniti. Oggi quel patto appare meno solido”.
| Parole chiave: Islanda; Adesione all’UE; Referendum |
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Sia con riferimento all’uso militare che a quello civile, di nucleare non si cessa di parlare. Inevitabilmente dunque sempre più rilevante diventa la questione dell’approvvigionamento di uranio. Il primo produttore di questo minerale è il Kazakistan, dal cui sottosuolo viene estratto quasi il 40% del totale mondiale (dati 2024 – leggi sul sito della World Nuclear Association).
Tali attività estrattive non sono certo prive di impatto ecologico sul paese (leggisul sito Materia Rinnovabile), ma il beneficio dal punto di vista economico e strategico fa sorvolare su molte criticità. Il Kazakistan sta infatti cercando di ritagliarsi un ruolo geopolitico in Asia centrale mantenendo aperti diversi canali diplomatici.
Da un lato non può evidentemente esimersi dall’intrattenere buoni rapporti con la Federazione russa, con la quale condivide un confine terrestre di circa 4000km e una fitta rete di legami tangibili, come l’adesione all’Unione economica eurasiatica – leggi sul sito istituzionale, e intangibili, come la presenza sul territorio kazako di una minoranza etnica russa pari al 15% della popolazione totale – leggi la ricerca del Central Asia-Caucasus Institute.
I contatti tra le due capitali sono strutturati e di alto livello, come testimonia il recente vertice di cui ha scritto The Times of Central Asia - leggi.
D’altro lato, c’è un’apertura nei confronti dell’Unione europea che ha cercato di approfondire la partnership con Astana, programmando interventi nell’ambito dell’iniziativa Global Gateway (leggi sul sito della Delegazione dell’UE).
Il governo kazako ha voluto tuttavia chiarire i termini della cooperazione con Bruxelles, sostenendo che l’UE non può considerare “il Paese [esclusivamente] come un giacimento e una via di transito”, bensì anche “come un luogo in cui si produce conoscenza” ed ha invocato una più significativa collaborazione in particolare nel settore della ricerca: leggi su Focus Europe.
| Parole chiave: Kazakistan; Uanio; Asia centrale |
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