“Tracciare il domani: gestire le incertezze” è il titolo dell’Antalya Diplomacy Forum, un grande incontro organizzata dal Ministero degli esteri turco nell’aprile scorso (leggi sul sito del Governo). Come riferito da Daily Sabah, quotidiano filogovernativo, per l’occasione la Turchia ha accolto “6.400 partecipanti da 150 paesi, tra cui 23 capi di stato, 13 vicepresidenti o primi ministri e 50 ministri” (leggi).
Sempre secondo la stessa fonte, nell’intervento di chiusura il Ministro degli esteri Hakan Fidan ha dichiarato che “in un momento in cui l’incertezza e le tante crisi prevalgono nel sistema internazionale e la polarizzazione si acuisce, l’Antalya Diplomacy Forum si è ancora una volta affermato come una rara piattaforma di dialogo, speranza e soluzioni” (leggi). È quindi assai sorprendente che sui media occidentali niente sia stato pubblicato in merito all’evento.
Diversa la situazione altrove: il sito del Ministero degli esteri russo ha riproposto ad esempio l’intero scambio di domande e risposte con Sergej Lavrov, che era presente al Forum (leggi), mentre il portale News Central Asia ha proposto un sunto dei risultati che sarebbero stati raggiunti – leggi.
Analogamente, un’analisi positiva è stata proposta da Middle East Transparent, un sito indipendente vicino ad ambienti arabi laici (leggi).
La totale assenza di attenzione da parte occidentale sembra fare da pendantalle reazioni molto moderate dinanzi alla profonda crisi democratica ormai radicatasi in Turchia: leggi quanto scritto a maggio da Time e, per approfondire, leggi l’analisi del Center for Strategic and International Studies.
Come ha scritto il sito L’Indro “l’utilità della Turchia nel panorama geopolitico regionale ha portato a una mancanza di reazione internazionale. Inoltre, le organizzazioni internazionali sono riluttanti a declassare le loro relazioni con la Turchia a seconda del degrado degli standard democratici” – leggi.
| Parole chiave: Turchia; Antalya Diplomacy Forum; Opportunismo politico |
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Le celebrazioni per il 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri hanno impedito alla Presidente del Consiglio di recarsi a Tivat, in Montenegro, per partecipare al vertice EU-Balcani occidentali (leggi lo scarno comunicato dell’ANSA e leggi la benevola nota di Affari Italiani).
L’assenza di Giorgia Meloni è stata comunque molto criticata. Ha scritto Italia Informa: “L’Italia sostiene da tempo che i Balcani non possano essere scavalcati dall’urgenza ucraina e moldava. […] Roma appoggia il percorso europeo di Kiev ma considera i Balcani occidentali una priorità. Proprio per questo l’assenza di Meloni a Tivat pesa di più: perché avviene nel giorno in cui quella priorità italiana veniva discussa dagli altri” (leggi).
Non c’è dubbio infatti che l’incontro in Montenegro abbia segnato un momento importante per cercare un’uscita dallo stallo in cui il processo di allargamento dell’UE si trova da anni. Il Cancelliere Merz ha ad esempio “approfittato del vertice per lanciare l’idea di concedere a parte dei Paesi balcanici lo status di «osservatori» nelle riunioni delle istituzioni europee, ricevendo il sostegno del presidente francese Emmanuel Macron”, come riferito nell’ampio ed informato resoconto di Focus Europe – leggi.
Anche Politico.eu ha seguito i lavori del summit, cogliendo in particolare la soddisfazione di molte capitali ma anche la preoccupazione di altre. “Alcuni [dei paesi] più indietro nel percorso vogliono beneficiare dei vantaggi economici il prima possibile”, mentre il Montenegro, il più avanzato nel processo negoziale, vuole la piena adesione in quanto “ha soddisfatto tutti [gli] obblighi” e intende poter “godere di tutti i diritti e assoggettarsi a tutti i doveri” (leggi).
Attenzione per il vertice è stata manifestata anche oltreoceano: una corretta analisi è stata ad esempio fornita dal sito di notizie NEWS10 ABC/FOX 23 – leggi.
| Parole chiave: Allargamento; Tivat; Adesione parziale |
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Mentre Vladimir Putin interveniva con un discorso di oltre 45 minuti alla sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo(leggi o ascolta sul sito del Cremlino), sulle prime pagine dei media occidentali campeggiavano immagini della città sulla quale incombeva il fumo degli incendi causati dai droni ucraini – leggi sulla BBC.
Analogo dualismo si poteva osservare tra la retorica degli interventi ufficiali e la complessa situazione dell’economia russa quale traspariva dai commenti di alcuni partecipanti. Come riferito dalle Izvestia, per il Ministro delle Finanze Anton Siluanov “la Russia è riuscita a raggiungere la sovranità finanziaria e […] oggi prende autonomamente le decisioni chiave in campo economico, senza dipendere da altri stati o da istituzioni finanziarie internazionali” (leggi); ma per German Gref, l’amministratore delegato di Sberbank che nei primi anni 2000 aveva redatto il primo programma economico di Putin, “il modesto tasso di crescita della Russia nelle condizioni attuali è «già un miracolo»”, come riferito dalla Reuters – leggi.
Al miracolo credono evidentemente molti imprenditori stranieri, assai interessati al mercato russo. Come segnala un bell’articolo dell’ADNKronos, uno dei panel del Forum è stato dedicato ai rapporti tra Russia e Germania con, “sullo sfondo, anche legami che non si sono mai recisi del tutto e interessi che l’industria tedesca non vuole compromettere definitivamente” (leggi).
Quanto al mondo imprenditoriale italiano, l’auspicio di un ritorno alla normalità commerciale è ormai palesemente rivendicato. Secondo Vincenzo Trani, presidente della Camera di commercio italo-russa, presente a San Pietroburgo, “nella situazione attuale non bisogna cercare chi ha ragione e chi ha torto. Il business italiano e internazionale in Russia deve lavorare nelle condizioni di determinate limitazioni, e al tempo stesso per svilupparsi con successo deve cercare delle vie d’uscita”, come riferito dalla rivista Pluralia (che perora il dialogo con Mosca – leggi).
| Parole chiave: Russia; Economia; Opportunismo commerciale |
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Succede spesso che analisi fondamentalmente tecniche e fattuali contengano messaggi politici molto più forti di quelli scanditi dagli slogan di coloro che la politica la praticano in prima persona. Conferma tale percezione una pubblicazione della Banca mondiale del 2025 (scaricabile dal sito Open Knowledge Repository) che esamina i benefici economici dell’allargamento per i paesi candidati.
Si legge nel sommario: “[la] traiettoria dello sviluppo dei Balcani occidentali e di alcuni nuovi Stati membri nel periodo 1991-2023, nonché [alcune] simulazioni che misurano l’impatto sul prodotto interno lordo (PIL) di specifiche riforme politiche” dimostrano che “se i paesi in questione riuscissero a raggiungere i livelli dei nuovi Stati membri in termini di solidità delle istituzioni, livello degli investimenti, volume degli scambi commerciali e qualità dell’istruzione, il loro tasso di crescita potrebbe addirittura raddoppiare”.
Si tratta di un altro modo per sottolineare i costi del non allargamento, menzionati dall’European Policy Centre (leggi), ovvero i vantaggi politico-economici dell’adesione di nuovi membri (su cui si è concentrata un’analisi dell’Osservatorio Balcani Caucaso – leggi).
È convinta che “i costi del non-allargamento sarebbero superiori a quelli dell’accesso” di nuovi paesi anche la Commissione Affari esteri (AFET) del Parlamento europeo che a gennaio scorso ha adottato una relazione in materia, come riferito da European Western Balkans (leggi).
| Parole chiave: Non-allargamento; Costi |
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Dal 2012 vige in Russia una legge che obbliga le organizzazioni non commerciali che ricevono finanziamenti dall’estero e svolgono “attività politiche” a registrarsi come “agenti stranieri” presso il Ministero della Giustizia (leggi il rapporto prodotto da Amnesty International sui primi anni di applicazione della norma).
La scelta del legislatore di utilizzare l’espressione “agente straniero” non era innocua, in quanto suscitava un naturale sospetto nei confronti dell’entità così designata. Ha scritto l’International Press Institute: “il Centro russo di ricerca sull’opinione pubblica (di proprietà statale) ha pubblicato i risultati di un sondaggio su cosa i comuni cittadini russi associassero al termine «agente straniero» […]. Il 61% degli intervistati ha indicato che il termine ha connotazioni negative, mentre solo il 2% lo ha percepito in modo positivo” – leggi.
Come sempre accade nei regimi repressivi, le leggi non sono mai considerate sufficientemente severe e nel 2022 anche quella in questione è stata inasprita: leggi sul sito di Human Rights Watch.
A quel punto tuttavia era già stato chiuso dalle autorità, proprio sulla base della legge sugli “agenti stranieri”, il più antico e prominente gruppo russo di difesa dei diritti civili, Memorial (leggi sulla BBC). Al di fuori della Federazione russa, Memorial ha continuato ad esistere tramite una rete di associazioni presenti in vari paesi tra cui l’Italia: leggi sul sito del sodalizio.
Ora le autorità di Mosca hanno inserito Memorial Italia tra le organizzazioni estremiste. Come ha scritto Linkiesta, “per la prima volta una misura pensata per il controllo del dissenso interno viene applicata formalmente a un’associazione con sede in uno Stato membro dell’Unione europea. Una decisione che apre interrogativi politici e giuridici sulla crescente proiezione internazionale degli strumenti repressivi del Cremlino” – leggi.
| Parole chiave: Memorial; Russia; Repressione |
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