Rassegna stampa, 7 Dicembre 2025

7 dic 2025
 
 

Gaetano Quagliariello, relatore sul tema Negazionisti e apocalittici di fronte alle emergenze del nuovo ordine mondiale. Il difficile compito dei liberali alla prossima conferenza del ciclo “La febbre della democrazia” organizzata da Dialoghi europei venerdì 12 dicembre alle 17,30 presso il Circolo della Stampa, presiede da molti anni la Fondazione Magna Carta, una struttura che “si ispira al modello dei think-tank anglosassoni” perseguendo “un approccio liberale che non sia pregiudizialmente ostile verso la modernizzazione ma che, al contempo, ritenga la tradizione un patrimonio da non disperdere” (leggi sul sito della Fondazione).

Il percorso politico che ha portato il prof. Quagliariello ad impegnarsi personalmente in varie forze e partiti di centro moderato è certamente stato caratterizzato da un tale approccio liberale, in un’accezione tuttavia che si discosta dal puro individualismo di derivazione illuminista ed è contaminato da un comunitarismo d’ispirazione religiosa ed anglosassone. “L’altra [in contrapposizione con il socialismo – NdC] grande corrente di pensiero otto-novecentesco – quella liberale –, almeno nella sua versione continentale, si fonda invece sulla nozione di individuo, di derivazione illuministica, che deriva dalla tradizione della rivoluzione francese. Nel mondo anglosassone non è proprio così. Ma questo, come ci spiega il grande storico Élie Halévy, avviene proprio per la contaminazione tra il pensiero liberale e il pensiero religioso, in particolare per l’esperienza delle cosiddette “Chiese libere” che sono all’origine stessa della peculiarità del liberalismo anglosassone. Sicché non è del tutto improprio parlare, in questo caso, di tradizione cristiano liberale”. (leggi sul sito di Magna Carta).

In apertura di un’intervista del 2024 apparsa sempre su Magna Carta, il prof. Quagliariello ha dichiarato: “Dal punto di vista culturale mi sento fino in fondo un liberale “anglofono”. Nel senso che ritengo il liberalismo anglosassone non solo diverso ma, per molti versi, persino contrapposto a quello continentale” (leggi).
 
Parole chiave: Gaetano Quagliariello
Al fine di colmare le carenze di capacità militare e rendere l’UE più autonoma e pronta di fronte alle minacce alla sicurezza, nel maggio 2025 il Consiglio ha approvato un regolamento che crea uno “strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE) mediante il rafforzamento dell’industria europea della difesa”: leggi il comunicato stampa. Come chiariscono le pagine dedicate allo strumento sul sito della Commissione, “SAFE fornirà fino a 150 miliardi di euro in prestiti a condizioni competitive e a lunga scadenza agli Stati membri che richiederanno assistenza finanziaria per investimenti nelle capacità di difesa” (leggi).
Aspetto molto importante è che, a norma del regolamento in questione (leggi su EURLex, in particolare all’articolo 9), i fondi da erogare agli Stati membri saranno raccolti sul mercato dalla Commissione sfruttando il solido ratingcreditizio dell’Unione ed aprendo un’altra breccia, dopo quelle del periodo pandemico, verso l’assunzione di debito comune (leggi su Il Caffè geopolitico).

Non serve sottolineare che molti Stati membri non hanno esitato a chiedere di accedere a prestiti SAFE (leggi i dettagli sul sito Public Policy), ma interesse è stato dimostrato anche da paesi terzi. Il regolamento consente infatti a questi ultimi di partecipare a progetti finanziati nell’ambito di SAFE, ma solo se il contributo è compreso tra il 15% e il 35% del valore totale (articolo 16), oppure se viene concluso un accordo ad hoc (articolo 17).

Il Regno Unito ha da tempo avviato trattative per un tale accordo, ma negli ultimi giorni i negoziati si sono arenati. La Commissione chiede infatti che i paesi terzi che desiderano partecipare a SAFE paghino un contributo finanziario ed aveva fissato quello per Londra a 6,5 miliardi di euro, cifra lontanissima dall’offerta britannica di 78 milioni di euro.
Nonostante Bruxelles abbia ridotto di due terzi le proprie pretese (ora 2 miliardi di euro), le trattative sono state interrotte – leggi quanto scritto da Politico.eu.
 
Parole chiave: SAFE; Debito comune; Regno Unito
 

Una delle osservazioni emerse durante la conferenza organizzata da Dialoghi europei il 30 ottobre scorso e dedicata a “Trieste e le nuove rotte globali: il futuro nell’IMEC” (la registrazione è sempre accessibile dal sito dell’Associazione) segnalava come l’ipotesi di realizzare un collegamento tra l’India e il Mediterraneo lungo la Via del cotone (l’IMEC, appunto) non dovesse essere vista come un tentativo di boicottare la Via della seta patrocinata da Pechino, bensì come una rotta commerciale a questa alternativa.

La stessa Belt & Road Initiative del resto è stata concepita come una “rete di collegamenti infrastrutturali, marittimi e terrestri basata su due direttrici principali: una continentale, dalla parte occidentale della Cina all’Europa del Nord attraverso l’Asia Centrale e il Medio Oriente, ed un’altra marittima tra le coste del Dragone ed il Mediterraneo, passando anche per l’Oceano Indiano.”, spiegava l’ANSA nell’aprile 2019 (leggi).

È nella consapevolezza del fatto che il moltiplicarsi delle opzioni di transito tra il continente asiatico e l’Europa è funzionale alla fluidità degli scambi, che l’Unione europea ha investito e continua ad investire nel cosiddetto Middle Corridor o, formalmente, Rotta Internazionale di Trasporto Transcaspico (TITR). In tale contesto ha avuto luogo il 27 novembre a Tashkent una riunione tra UE, paesi del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale, Turchia, Banche internazionali di sviluppo, partner regionali.
Ne ha dato notizia la Delegazione dell’UE in Uzbekistan, sottolineando tutta una serie di iniziative rientranti nell’ambito del TITR per le quali sono già stai assegnati finanziamenti comunitari (leggi). Meno benevola è l’analisi dei dibattiti e delle conclusioni della riunione proposta da Euractiv: leggi.

Parole chiave: IMEC; Middle Corridor; Via della seta

 
 

 

Politico di lungo corso, Viktor Orbán è maestro nell’arte del tirare la corda fino all’esasperazione, senza tuttavia avere la minima intenzione di spezzarla. Rimane quindi saldamente ancorato all’appartenenza del suo paese all’Unione europea (senza i cui fondi “l’economia faticherebbe a restare a galla”, come scritto dall’istituto di ricerche economiche GKI Gazdaságkutató Részvénytársaság leggi), ma si comporta da battitore libero e sovranista puro quando incontra Trump (leggi quanto riferito da SkyTG24) o Putin (leggi su StartMag).
Se finora ha potuto contare sul sostegno del Premier slovacco Rober Fico, d’ora in poi potrà formare una “triade” associando il ceco Andrej Babiš, vincitore delle recenti elezioni e sul punto di varare il proprio governo.

Il significato politico del ritorno al potere di Babiš (che aveva già ricoperto l’incarico di Primo ministro dal 2017 al 2021) è ben spiegato dalla Heritage Foundation, l’arci-conservatore think-tank statunitense, che, dopo la vittoria elettorale dello scorso ottobre (di cui ha scritto la BBC: leggi) ha così commentato: “Questa elezione ha rappresentato una svolta per la sovranità, l’euroscetticismo e il conservatorismo nazionale nell’Europa centrale”, elencando i fondamentali motivi per cui la crescita delle destre populiste in Europa è importante per gli Stati Uniti (leggi).
Tale crescita è tuttavia ben vista anche da Mosca, come ha dichiarato senza ipocrisie il Ministro degli esteri Lavrov, secondo il quale Orbán, Fico e Babiš “non sono filo-russi, ma semplicemente filo-ungheresi, filo-slovacchi, filo-cechi che pensano ai loro cittadini” e che non vogliono “chiedere ai loro cittadini di sacrificare i propri figli a sostegno del regime nazista di Kiev” (leggi sul sito di Radio Prague International).

Quest’ultimo riferimento al nazismo assume un tono particolare se si considera che Babiš ha proposto come prossimo Ministro dell’ambiente il suo alleato Filip Turek, “finito al centro di un intenso scrutinio mediatico per presunti post razzisti, sessisti e omofobi su Facebook, oltre che per aver esibito più volte il saluto hitleriano”, come riferito da Deutsche Welle (leggi), che – va detto – ha altresì segnalato l’opposizione del Capo dello Stato a tale nomina.
 

Parole chiave: Viktor Orbán; Andrej Babiš; Destra populista

 
 

 
Nel corso di un intervento pronunciato nel maggio 2015, l’allora Presidente del Senato Pietro Grasso ricordò una frase che “amava ripetere” Aldo Moro: “nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa o nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo” (leggi sul sito del Senato). Sarebbe questa un’eccellente epigrafe per il nuovo “Patto per il Mediterraneo”, varato lo scorso ottobre con una Comunicazione della Commissione (leggi su EURLex) e a proposito del quale gli uffici parlamentari italiani hanno indicato che “l’iniziativa dovrebbe creare di fatto uno «spazio comune mediterraneo» basato sul rispetto della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto, in cui consolidare la collaborazione su crisi globali come il cambiamento climatico e sulle sfide connesse alla transizione digitale e alla sicurezza” (leggi, anche in questo caso sul sito del Senato).
Tuttavia, il contrasto tra tali ambiziosissimi traguardi del Patto e il lancio tutto sommato in sordina avvenuto il 28 novembre durante una conferenza ministeriale tenutasi a Barcellona (leggi il comunicato della Commissione), segnala il persistente scetticismo di fondo nei confronti di questo tipo di iniziative.

Ha scritto Morocco World News: “Sebbene presenti alcuni aspetti positivi, il nuovo patto proposto dall’UE riflette le paure e le debolezze di un’Europa che in realtà cerca soltanto di proteggere sé stessa, invece di aprirsi maggiormente ai suoi vicini e aiutare davvero il Mediterraneo meridionale a decollare creando un’area di prosperità condivisa” (leggi).
Un’opinione più ottimistica – e non poteva essere differentemente – è stata invece manifestata dalla Commissaria Dubravka Šuica, che in un’intervista ad Euronews ha sostenuto la necessità di un approccio proattivo dell’UE, anche per fronteggiare l’invadente presenza di Russia e Cina nella regione (leggi). Meno scontato è il giudizio positivo espresso ad esempio dall’analisi proposta da Ecco, think-tank italiano per il clima: leggi.
 
Parole chiave: Patto per il Mediterraneo
 
 

 

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