Rassegna stampa, 5 Luglio 2026

5 lug 2026
Lunedì 6 luglio Dialoghi europeiorganizza un evento di particolare interesse: una conferenza/tavola rotonda sulle prospettive della portualità italiana, alla luce dei progetti di riforma portati avanti dal Governo.

Il testo del disegno di legge “Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generaleè scaricabile dal sito Prima Pagina News, che propone anche un’analisi – parzialmente critica – delle misure proposte.

Più positiva sembra essere l’opinione degli armatori, riportata da Shipping Italy(leggi). Molto più riservato è il giudizio della CGIL-FVG: leggi sul sito del sindacato.

Quanto alla posizione di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, essa è stata argomentata sul Messaggero Marittimo: leggi. Per chi volesse approfondire la materia contestualizzandola sul piano europeo resta utile un vecchio articolo de Il Post (da leggere considerando che risale al 2014).

Tutta la documentazione relativa alle audizioni e agli incontri informali organizzati dalla Camera in vista dell’esame del disegno di legge sono disponibili sul sito istituzionale.
 
Parole chiave: Dialoghi europei; Porti; Riforma

 
 
Due testi pubblicati nei primi anni Novanta del XX secolo – “La fine della Storia e l’ultimo uomo”, di Francis Fukuyama, e “Lo Scontro delle Civiltà e il nuovo ordine mondiale”, di Samuel P. Huntington – oltre a segnare la fine di un’epoca caratterizzata da due guerre “calde” ed una “fredda”, hanno anche posto le premesse del dibattito ideologico circa il futuro del pianeta: leggi l’ampia ed interessante ricerca (2009) pubblicata su Sintesi dialettica.

Tale dibattito ha via via assunto concretezza con la rinascita della contrapposizione tra i due principali attori dello scontro tardo-novecentesco: l’occidente e la Federazione russa, erede dell’URSS – leggi su Le Grand Continent l’articolo di Carlo Galli, scritto poco dopo l’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina.

Sono stati due discorsi di Vladimir Putin a segnare la svolta. Intervenendo alla conferenza di Monaco sulla sicurezza del 2007, il Presidente russo criticò l’unipolarismo americano e l’espansione della NATO ed invocò un mondo multipolare(leggi il commento del Guardian e leggi il testo integrale pubblicato da EUNews).

Nel dicembre 2012 invece, rivolgendosi all’ Assemblea federale russa, sottolineò l’esigenza di “rafforzare il tessuto spirituale e morale della società”, perorò la “formazione di un cittadino russo equilibrato, morale e responsabile” e invitò a “dare ogni sostegno alle istituzioni che custodiscono i nostri valori tradizionali e che hanno storicamente dimostrato la loro capacità di trasmetterli di generazione in generazione” (leggi sul sito del Cremlino).

In tal modo, vennero messi in primo piano i “valori più tradizionali, come la sovranità nazionale, la fede religiosa e la famiglia tradizionale” (leggi l’articolo “La dottrina di Putin” sul sito del Carnegie Endowment for International Peace). Sulla base di queste premesse, nel novembre 2022 Vladimir Putin ha firmato un decreto sui “valori tradizionali russi” (leggi sul sito dell’Università Roma2), cui ha fatto seguito, nel 2024, un altro provvedimento “sul «sostegno umanitario» che rende più facile ottenere il permesso di soggiorno per quegli stranieri che «condividono i tradizionali valori spirituali e morali russi»” – leggisulla Stampa.
Ha incontrato alcuni dei giovani che si sono effettivamente trasferiti in Russia attratti da tali valori spirituali e morali un corrispondente della BBC: leggi il suo articolo.
 
Parole chiave: Russia; Putin; Tradizionalismo
 
 
 
Di euro digitale si è cominciato a discutere in termini concreti nel 2020, quando la Banca centrale europea ha pubblicato un rapporto in cui son stati esaminati gli aspetti relativi all’emissione di una “moneta di banca centrale digitale –central bank digital currency” (leggi sul sito della BCE).

Analizzando il progetto l’ISPI ne sosteneva l’opportunità ricordando che “il mercato europeo dei pagamenti va via via affollandosi di soluzioni digitali private proposte principalmente da attori non-europei. Il mercato delle carte di credito è dominato da società statunitensi (Visa e Mastercard); le app per i pagamenti via smartphone sono prodotte dai giganti americani e asiatici della telefonia (Apple, Google e Samsung)” – leggi.

Le medesime considerazioni, unitamente a molte altre tecniche e funzionali, si ritrovano nella relazione che ha accompagnato la proposta di regolamento “relativo all’istituzione dell’euro digitale” che la Commissione ha finalizzato nel 2023 – leggi su EURLex. Aiuta il profano a comprendere l’essenza dell’iniziativa europea una breve nota della Banca d’Italia (leggi), ma anche i chiarimenti forniti sul sito di World Line Italia, che offre servizi POS e e-commerce alle aziende (leggi).

La proposta di regolamento ha ricevuto nel frattempo una prima approvazione da parte della Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo (leggi sul sito del PE), superando gli ostacoli che ne hanno ritardato l’iter per tre anni.

Che dietro alle questioni tecniche si fronteggino posizioni politico-ideologiche è spiegato da Il Post, secondo il quale, semplificando, “i favorevoli al progetto sono i partiti di sinistra e di centro” e “i contrari e gli scettici sono i gruppi di destra ed estrema destra” – leggi.
 
Parole chiave: Euro digitale
 
 
 

Il programma delle autorità di Nicosia per il semestre di presidenza del Consiglio dell’UE iniziato il 1° gennaio 2026 era, come tutti i programmi di questo tipo, assai ambizioso: leggi sul sito ufficiale. Per alcuni commentatori appariva da subito “destinato ad essere solo un elenco di buoni propositi più che impegni realizzabili” – leggi quanto scritto allora da La Città nuova.

Sei mesi dopo bisogna riconoscere che la valutazione del sito cattolico era realistica, nonostante i toni positivi del Presidente Christodoulides – leggi su Cyprus Inform.

I risultati sono stati particolarmente deludenti con riguardo ai lavori preparatori per il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 (QFP, il bilancio di previsione dell’UE) e su questo punto la presidenza semestrale cipriota è stata apertamente criticata dal Parlamento europeo – leggi su EUNews.

Inevitabilmente, il dossier del QFP diventa ora una priorità per la nuova presidenza semestrale, assunta formalmente dall’Irlanda il 1° luglio: accedi al sito ufficiale e leggi su EuropaToday.

Va riconosciuto tuttavia che Cipro si è trovato confrontato anche ad una realtà regionale segnata dal conflitto mediorientale e dall’esigenza di ridisegnare le proprie strategie: leggi quanto riferisce Notizie Geopolitiche, che si sofferma anche sull’attivismo dell’ENI nel mediterraneo orientale.

Parole chiave: Presidenza UE; Cipro; Irlanda
 
La Polonia è stata, fin dal primo momento dell’attacco russo all’Ucraina, il più deciso sostenitore della causa di Kiev. Come ha scritto l’ISPI, “il ruolo guida della Polonia nella risposta europea all’invasione di Putin riflette la storia e la cultura di un paese che si è più volte misurato con l’imperialismo russo, sia nella sua forma zarista che in quella sovietica” (leggi).

Dietro a questa posizione di grande fermezza, Varsavia ha parallelamente avviato il perseguimento di tre obiettivi strategici: “in primis, imporsi come una potenza regionale ed europea; in secondo luogo, ottenere definitivamente l’investitura di bastione della NATO in Europa nord-orientale; infine, indebolire Mosca” – leggi su Geopolitica.info. Va notato che su questo punto c’è stata assoluta continuità tra il governo di destra radicale di Mateusz Morawiecki, in carica al momento dell’invasione russa, e quello centrista di Donald Tusk che gli è succeduto nel 2023 (leggi su InsideOver).

Tuttavia, il sostegno dei polacchi nei confronti degli ucraini si è rapidamente affievolito. Già ad un anno dall’inizio della guerra, la controversia sull’importazione di grano ucraino nell’UE aveva portato il premier di Varsavia a dichiarare che avrebbe sospeso le forniture militari a Kiev (leggi sull’ANSA).

Il logoramento è poi continuato sottotraccia fino ad esplodere recentemente con la rievocazione di vicende della seconda guerra mondiale esacerbate nel ricordo dai nazionalismi dei due paesi. Fornisce gli elementi essenziali utili a comprendere la situazione un articolo apparso su Asia News: leggi.
 
Parole chiave: Polonia; Ucraina; Nazionalismi
 

 

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