Rassegna stampa, 25 Ottobre 2026

25 ott 2026
Nel 2020, in occasione del centenario della proclamazione del “Grande Libano” come Stato autonomo nell’ambito del protettorato francese sulla Siria, il sito Arab News ha pubblicato una sintesi storica (leggi) che, non senza enfasi, illustra perché tra Parigi e Beirut esista ancora un rapporto speciale in virtù del quale fin dal 1978 la Francia è uno dei paesi che maggiormente contribuiscono alla missione UNIFIL (per dettagli su quest’ultima, leggi sul sito).
Per ragioni di interesse strategico nel Mediterraneo orientale e di impegno politico del secondo Governo Prodi (con D’Alema Ministro degli esteri), a partire dal 2006 e con il varo di UNIFIL II dopo gravi scontri in Libano, è stata l’Italia ad assumere un ruolo-guida della missione (leggi sul sito del Real Instituto Elcano), sempre in buona sintonia con la Francia (leggi cosa scriveva La Stampa), nonostante qualche titubanza iniziale (leggi sul Guardian). Con la prospettiva della chiusura di UNIFIL II il 31 dicembre prossimo (Stati Uniti ed Israele si oppongono ad un rinnovo del mandato) l’UE ha deciso di varare una “missione di sostegno dell’Unione europea in Libano (EUSM Libano)”, allo scopo di “sostenere la stabilità, la sovranità e le istituzioni statali” (leggi sul sito del Consiglio). Francia ed Italia sembrano essere ancora una volta i due Stati membri maggiormente interessati a svolgere un ruolo attivo in questa nuova missione: come scrive la testata Terra Santa, “Parigi e Roma si contendono il comando: la Francia punta alla guida iniziale, l’Italia ha proposto un proprio candidato, e si valuta una rotazione annuale” (leggi). La decisione europea di lanciare la piccola missione EUSM Libano (“dovrebbe avere una componente permanente di circa 100 militari” – ibidem) è in genere accolta positivamente, ma i commentatori non mancano di segnalare come non possa in alcun caso rappresentare un’alternativa a UNIFIL, la cui fine è materia di forte preoccupazione – leggi su The New Arab e leggi su The Beiruter che ha scritto: “il dibattito sul futuro di UNIFIL si è intensificato per il timore che la sua chiusura possa lasciare il Libano meridionale senza un efficace meccanismo internazionale di monitoraggio”. Significativo il distacco con cui la stampa israeliana ha informato in merito a EUSM Libano: leggi sul Times of Israel.
 
Parole chiave: Libano; UNIFIL; EUSM
 

Annunciato inizialmente per il 28 ottobre, si prevede ora che il “pacchetto allargamento 2026” sarà presentato dalla Commissione il 5 novembre: leggi su The New Union Post. Il “pacchetto” consiste in una serie di documenti che fanno il punto sugli sviluppi dell’ultimo anno con riguardo al processo di adesione dei paesi che ambiscono a diventare membri dell’Unione (leggi la presentazione del pacchetto 2025 su Europa.eu).
Tra questi ultimi figura anche la Macedonia del Nord, caso emblematico della complessità tecnico-politica di un percorso di adesione. Come riporta la pagina dedicata al paese sul sito del Consiglio, “La Macedonia del Nord ha presentato domanda di adesione all’UE nel marzo 2004 e ha ottenuto lo status di paese candidato […] nel dicembre 2005. L’UE ha tenuto la prima conferenza intergovernativa con la Macedonia del Nord nel luglio 2022” (leggi). I lunghi anni trascorsi tra l’ottenimento dello status di candidato e l’apertura formale dei negoziati sono stati in gran parte occupati dalla disputa con la Grecia in merito alla denominazione ufficiale del paese: ne accenna un documento disponibile sul sito della Library of Congress del 2007 (leggi). Riporta i dettagli dell’accordo trovato con Atene nel 2018 il testo pubblicato dall’ONU (leggi). Una conseguenza diretta della disputa è stato il progressivo scivolamento di Skopje nella graduatoria dei paesi più vicini all’adesione: se nel 2005 il confronto era con la Croazia, oggi si attende ancora una reale partenza dei negoziati tecnico-giuridici mentre Montenegro e Albania sono i cosiddetti front runner (leggiun’analisi del Real Instituto Universitario de Estudios Europeos del 2024). Al contenzioso “ideologico” con Atene ha fatto seguito quello con Sofia: ne descrive i particolari un articolo del Centre for Eastern Studies (leggi). Ma le prospettive di uno sblocco non appaiono immediate. Durante un recente viaggio in Macedonia del Nord Ursula von der Leyen ha perorato l’organizzazione di incontri diretti tra i due paesi per favorire la creazione di un clima di fiducia, che evidentemente ancora non c’è: leggi sul sito Intellinews.
 
Parole chiave: Macedonia del Nord; Adesione;
 
 
 

 
Se “uniti nella diversità” è stato uno slogan accattivante in un periodo in cui l’unità europea era considerata motore di crescita e sviluppo, il diffondersi del nazionalismo ne ha presto incrinato lo smalto. Nell’introduzione di un dossier pubblicato ormai molti anni fa (2017) il centro studi Martens (vicino al PPE) sottolineava come “nonostante il motto ufficiale dell’UE sia «Uniti nella diversità», il blocco sta attraversando una crisi profonda in cui la diversità rischia di minare l’unità” (leggi). L’attacco all’ideale unitario è stato ed è cavalcato in modo esplicito dalle forze sovraniste: leggi un articolo di The Post Internazionale dedicato alla firma del “Manifesto dei sovranisti”. Anche leader sinceramente impegnati “a portare avanti il processo di creazione di un’unione sempre più stretta fra i popoli dell’Europa” (articolo 1 del Trattato di Lisbona – leggi su EurLex) hanno dal canto loro rivendicato l’adozione di misure autonome, in particolare in materia di politiche migratorie (ricorda alcune decisioni – anche contraddittorie – di Angela Merkel il Europe Now Journal del Council for European Studies: leggi). Si deve tuttavia notare che, al di là di atteggiamenti a forte connotazione ideologica, alcune scelte sono conseguenza di particolari situazioni socioeconomiche determinate dalla struttura del mercato del lavoro e della conseguente possibilità di inserire migranti nel circuito produttivo nazionale. Se infatti il “Patto migrazioni e asilo” che ha sostituito il regolamento di Dublino era stato “approvato con i voti contrari di Polonia, Ungheria e Slovacchia, oltre alle astensioni di Cechia, Malta e Austria” (leggi su Euronews), proprio Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca attuano politiche molto attive per il reclutamento di lavoratori stranieri, indispensabili per le rispettive economie nazionali: leggi a questo proposito l’interessante analisi di Balkan Insight.

Parole chiave: Migranti; Mercato del lavoro; Politiche nazionali
 
 
Se le disposizioni relative alla revisione della Costituzione italiana sono fissate nelle poche righe degli articoli 138 e 139 della nostra Carta (leggi sul sito del Senato), nel caso dei Trattati europei le norme relative alle modifiche degli stessi sono alquanto più elaborate (leggi l’articolo 48 del TUE su EurLex). Ciò nonostante, non è solo la complessità procedurale a scoraggiare la riforma dei Trattati, ma anche e soprattutto i sottili equilibri tra le posizioni dei governi degli Stati membri da un lato e tra quelle delle forze politiche europee dall’altro – leggi l’articolata analisi pubblicata da Carnegie Europe (2022). Per lungo tempo, a sollecitare un intervento di revisione dei Trattati sono stati politici ed istituzioni favorevoli ad una maggiore integrazione tra gli Stati europei. Si comprende pertanto la soddisfazione espressa dall’Unione dei federalisti europei nel novembre 2023 (leggi), quando il Parlamento europeo ha approvato una Risoluzione con la quale ha chiesto formalmente al Consiglio di avviare la procedura di riforma dei trattati conformemente al citato articolo 48 – leggi il testo completo sul sito del PE. I tempi necessariamente lunghi di tale procedura possono tuttavia riservare sorprese sgradite proprio ai federalisti. I movimenti conservatori e sovranisti, consapevoli della loro attuale forza, stanno abbandonando la loro opposizione pregiudiziale all’appartenenza all’UE e sono pronti invece a sfruttare il processo di revisione dei Trattati per promuovere un indebolimento strutturale delle Istituzioni di Bruxelles. Lo evidenzia Market Screener, commentando un articolo della Bild (non disponibile in libera lettura) secondo il quale AfD “chiede una rinegoziazione completa dei trattati dell’Unione europea per trasformare il blocco in un’alleanza più flessibile di Paesi sovrani” (leggi).
 
Parole chiave: Revisione dei Trattati; Federalismo; AfD
 
Commentando il crescendo degli attacchi di droni contro navi mercantili “di fronte alle coste bulgare”, pochi giorni fa l’Osservatorio Balcani-Caucaso ha ricordato che è fin “dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, nel febbraio 2022, [che] il mar Nero è diventato una zona di guerra” (leggi). Ora però che l’attività bellica sfiora paesi della NATO (Bulgaria e Romania) con “incidenti” nelle loro acque territoriali, l’atteggiamento assunto è di estrema prudenza, fino ad apparire come debolezza. È quanto suggerisce un’analisi di Geopolitica.info, secondo la quale “oltre le dodici miglia manca il titolo giuridico per intervenire. Entro le dodici miglia il titolo c’è, mancano i mezzi per esercitarlo” (leggi). La stessa analisi evoca anche la Convenzione di Montreux che limita eventuali interventi di navi da guerra a scorta di mercantili nel Mar Nero. È interessante notare che la Convenzione in parola, risalente al 1936 (ne illustra l’importanza per la NATO il sito Atlantic Forum – leggi), sta assumendo ulteriore rilievo per i limiti che impone al transito attraverso il Bosforo di imbarcazioni militari. Scrive Pagine Esteri: “alla Russia oggi interessa in special modo il traffico in entrata verso il Mar Nero. Ovvero quello che può portare una minaccia diretta alle sue coste nel bacino” (leggi). Ma i limiti stabiliti nella Convenzione di Montreux perderanno molto del loro peso se verrà realizzato il progetto del Presidente turco Erdoğan di scavare il Canale Istanbul (leggine l’illustrazione sul sito TRTWorld), un collegamento artificiale tra il Mar Nero e il Mar di Marmara annunciato già nel 2011 ma che sembra ora avvicinarsi alla fase esecutiva: leggi su Turkish Minute.
 
Parole chiave: Mar Nero; Convenzione di Montreux; Canale Istanbul
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