L'Europa siamo noi

6 giu 2024

“L’EUROPA SIAMO NOI” è lo slogan che mi sarebbe piaciuto sentire nella campagna elettorale per le europee di domenica prossima. Può darsi che non sia originale (ho scoperto che c'era stata, parecchi anni fa, perfino una trasmissione televisiva con questo titolo), ma si sarebbe distinto da tutti quelli che, in un modo o nell'altro, dipingono l'Europa, anzi, l'Unione Europea, come altra da noi, lontana, distinta, inaccessibile, disattenta, insensibile verso i problemi quotidiani dei cittadini. In una parola matrigna, alla quale bisogna ribellarsi se non distruggerla. Corollario scontato è che “i politici nazionali, quelli sì, hanno a cuore i problemi della gente”!

Ma l'Unione europea in realtà è già, in larga misura, nient'altro che la somma algebrica degli interessi dei governi nazionali, che però non vengono esibiti, se non in maniera mediata e transnazionale, nel parlamento europeo, ma, molto più sfacciatamente, al Consiglio UE, quell’istituzione che rende l'architettura europea atipica, perché si aggiunge ai tre poteri classici, non raramente sovrastando legislativo ed esecutivo europei. Ma allora qual è la vera posta in gioco di queste elezioni? Solo gli equilibri politici di un’istituzione – il parlamento europeo - che ha ancora meno potere dei parlamenti nazionali, spesso già svuotati di buona parte delle competenze a loro attribuite?

In realtà andiamo a votare soprattutto per attribuire il peso a ciascuna delle famiglie politiche transnazionali europee, in modo da consentire a quelle vincenti di accordarsi per la nomina del o della presidente della Commissione europea, il governo dell'UE, che però, guarda caso, ha anche l'esclusiva, o quasi, dell'iniziativa legislativa a livello europeo. Ovvero il ruolo di indicare al parlamento europeo su cosa deve legiferare, magari anche suggerendo come. In altre parole, non sarà – e non potrà essere- il parlamento europeo a cambiare l'Europa, né tantomeno a tener conto di posizioni di singoli paesi membri. La vera partita si gioca tra i governi nazionali nell'ambito del Consiglio UE che con il parlamento europeo non ha molto a che fare se non nella cosiddetta “procedura di codecisione”.

In quest’ottica, purtroppo agli europarlamentari non rimane che un ruolo marginale. Troppo spesso conterà solo il loro numero per misurare i rapporti di forze, non le loro competenze e il loro quotidiano impegno nei lavori preparatori e nelle commissioni, lasciati alla sensibilità individuale di ciascuno di loro. Lo dimostra il fatto che spesso gli stessi partiti non sembrano veramente interessati alle caratteristiche dei candidati scelti ma soprattutto alla loro visibilità mediatica.

Voglio forse scoraggiare dall'andare a votare? Al contrario! Ma è importante essere consapevoli che, al di là di slogan ambigui, gli schieramenti di appartenenza contano più dei singoli nomi, e delle caratteristiche individuali dei candidati. Occorre infatti tener conto di quale grande famiglia politica europea andranno a far parte in caso di elezione perché questo è il solo indice della direzione che prenderà l'Unione europea, un processo che potrebbe diventare difficilmente reversibile: ecco perché, soprattutto domenica prossima, l'Europa siamo noi!

Giorgio Perini

Immagine: UE/Lukasz Kobus

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