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Mentre il conflitto in Medioriente sembra evolversi secondo strategie improvvisate, almeno per quanto riguarda l’azione militare (e diplomatica) degli Stati Uniti (“La guerra dell’improvvisazione” ha titolato il sito VoceNews: leggi), e quello in Ucraina si trascina tra morti e distruzioni in un confronto impari assai trascurato dai media (leggi su Il Politico Web), non può non risaltare la posizione defilata assunta in entrambi i casi dalla Cina: leggi e ascolta quanto pubblicato dalla testata giornalistica australiana SBS (in lingua italiana).
Pechino punta evidentemente a consolidare le proprie posizioni strategiche nei vari scacchieri piuttosto che a farsi coinvolgere direttamente in scenari di guerra. Si pensi ad esempio che, in Medioriente, “la presenza cinese si è consolidata in modo impressionante. Nel solo 2024, gli investimenti e i contratti legati alla Belt and Road Initiative (BRI) in Medio Oriente hanno superato i 39 miliardi di dollari, rendendo la regione la principale destinataria globale del progetto”, come ha scritto Geopolitica.info: leggi.
Paradigmatico dell’approccio adottato dalla dirigenza cinese è quanto sta avvenendo in un’altra parte del mondo dove il confronto non è bellico, ma economico e politico. La presenza di enormi giacimenti di materie prime strategiche in Zambia e Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha suscitato l’interesse attivo di Pechino già un ventennio fa: nel 2007 è stato firmato un accordo tra la RDC e la Cina, basato sul principio della fornitura di materie prime in cambio di infrastrutture.
In tale contesto, “la Cina si è impegnata a investire circa 3 miliardi di dollari in infrastrutture in cambio di diritti di estrazione a favore di aziende cinesi valutati in 93 miliardi di dollari” – leggi nell’interessante ricerca dello IAI. Ma a parte il carattere predatorio di certa “assistenza”, vanno segnalate le conseguenze delle modalità d’intervento cinese. Un caso di scuola è quello del ripristino del corridoio logistico di Lobito che consente di convogliare verso l’Atlantico i minerali estratti in Zambia e RDC. Consorzi di aziende occidentali sono riusciti a battere la concorrenza di aziende cinesi e ad aggiudicarsi significativi contratti subentrando a queste ultime nella gestione di importanti infrastrutture.
Ma come ben illustra il sito European Guanxi, “l’ininterrotto funzionamento della ferrovia dipende dall’acquisto di nuovo materiale rotabile – sono necessari 35 locomotive e 1.555 vagoni merci per il trasporto di minerali” che dovranno essere compatibili con quelli già in esercizio, forniti dai cinesi. Il che comporterà l’esigenza di “mantenere strategicamente il «DNA ingegneristico cinese»” lungo il corridoio di Lobito: leggi.
| Parole chiave: Cina; Strategia geopolitica; Africa |
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