Rassegna stampa, 15 Marzo 2026

15 mar 2026
Per la nuova conferenza dedicata a “L’Unione europea vs resto del mondo: strategia, tecnologia, commercio” programmata per martedì 17 marzo alle 17:30, Dialoghi europei ritorna ospite del Circolo della Stampa nella sede di Corso Italia 13.

Ad illustrare l’ampia tematica richiamata dal titolo dell’evento sarà un amico di lunga data della nostra Associazione, il prof. Franco Bruni, già ai vertici dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e professore emerito della Bocconi.
Riassumere in poche righe il curriculum di Franco Bruni è impresa ardua, visto il gran numero di ruoli ricoperti nel corso degli anni: leggi la biografia essenziale sul sito dell’ISPI.

Uno dei dati più interessanti che emergono da tale biografia è che Franco Bruni è uno dei pochi professori di economia monetaria che abbiano seduto nei consigli di amministrazione di realtà tanto eterogenee: SAIPEM, Pirelli, Mediaset, vale a dire petrolio, gomma, televisione.
Quasi un percorso attraverso la storia industriale italiana degli ultimi trent’anni.
 
Parole chiave: Franco Bruni
Le reazioni iniziali di Mosca e Pechino alla guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran sono state assai moderate, con parole di condanna blande e scontate (leggi sul sito della scuola di giornalismo Zeta della Luiss).
Ha scritto il Corriere del Ticino: “Mosca non può aprire un altro fronte bellico […] La Cina, invece, non si sporca mai le mani fuori di casa” – leggi.
Non c’è stata traccia evidentemente di prese di posizione congiunte.

Negli ultimi anni Cina e Russia hanno più volte riaffermato la loro “amicizia senza limiti” “stimolata da una comune opposizione all’influenza occidentale e dal tentativo di riformulare i termini della governance globale”, “oggigiorno, tuttavia, la relazione russo-cinese presenta fragilità evidenti […]. l’egemonia economica sempre più marcata della Cina, la competizione regionale nei vicinati comuni e le divergenti ambizioni globali rivelano, infatti, potenziali frizioni all’interno della cooperazione bilaterale” come ha osservato l’ISPI: leggi.

Ma Mosca e Pechino hanno una storia di dispute ideologiche e conflitti anche armati che risalgono agli anni Sessanta del secolo scorso (leggi nel lungo articolo, dai toni desueti, sul sito Commentary e leggi la riflessione proposta recentemente da Micromega).
La situazione è profondamente cambiata in anni più vicini a noi, e in particolare dal 1997, quando è stata firmata la “Dichiarazione congiunta su un mondo multipolare e l’instaurazione di un nuovo ordine internazionale” (scaricabile dal sito delle Nazioni Unite).

Quasi trent’anni dopo, il discorso su un nuovo ordine internazionale è ancora aperto, ma le relazioni sino-russe si sono progressivamente evolute, e un nuovo rapporto di forza si è sviluppato a vantaggio di Pechino.
Lo evidenzia un bell’articolo dello IARI, secondo il quale il “«matrimonio di convenienza» porta con sé crepe profonde: la Russia sempre più junior partner, indebitata e dipendente da componenti cinesi, rischia di vedere erosa la propria sovranità strategica, mentre la Cina deve gestire un alleato imprevedibile” – leggi).
 
Parole chiave: Cina; Russia; Junior partner
 
Il 28 febbraio scorso la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato un editoriale co-firmato dal Primo ministro albanese Edi Rama e dal Presidente serbo Aleksandar Vučić (il testo non è disponibile in libera lettura, ma una sua traduzione in inglese è accessibile su BalkanWeb: leggi; dell’iniziativa ha dato conto anche Il Piccolo del 5 marzo con una corrispondenza di Stefano Giuntin, accessibile on line per gli abbonati).

Su posizioni antitetiche per quanto riguarda il Kosovo, i due politici più in vista dei Balcani occidentali sono da tempo in sintonia su molti altri temi ed hanno un buon rapporto personale (“buoni amici” li definiva già una decina di anni fa – con tono non proprio entusiasta – il sito kosovaro Telegrafi: leggi).
L’editoriale della FAZ contiene una proposta concreta: “Chiediamo, per i paesi candidati che sono pronti, un’integrazione accelerata nel mercato interno e nello spazio Schengen [senza] diritti di veto, né commissari aggiuntivi, né membri del Parlamento europeo, né modifiche alle strutture di voto”. L’ipotesi di una forma di adesione “limitata” o “leggera” formulata da Rama e Vučić non è totalmente nuova: ne aveva scritto già nell’ottobre 2025 Politico.eu (leggi), segnalando che l’argomento era discusso informalmente tra Stati membri e Commissione.

Adesso l’idea viene caldeggiata da due paesi candidati, ma ciò non significa che sia condivisa negli stessi Balcani occidentali, come evidenzia un articolo di EUalive: leggi.
Fonte di preoccupazione è anche il fatto che una volta stabilito il principio di gradi diversi di adesione, esso andrebbe applicato anche per altri candidati, come l’Ucraina e la Moldova: leggi quanto scrive in proposito l’Osservatorio Balcani-Caucaso.
 
Parole chiave: Rama; Vučić; Adesione “leggera”
 

Il Regolamento (UE) 2024/1252 “che istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche” (leggi su EURLex) è in vigore ormai da quasi due anni, ma la sua pertinenza ed efficacia continua ad essere messa in dubbio.
Alcune debolezze intrinseche dell’atto erano state evidenziate ancora prima dell’approvazione definitiva da un’articolata analisi del Jacques Delors Centre(vi si legge tra l’altro: “Manca delle risorse fiscali e amministrative necessarie per offrire un quadro economico credibile ai progetti minerari europei”).
Ma molte critiche sono state mosse nelle ultime settimane anche dalla Corte dei Conti dell’UE: leggi il commento del sito Rigeneriamo il territorio.

Nel contempo le attività economiche relative allo sfruttamento di giacimenti di minerali considerati strategici continuano, con il loro corollario di preoccupazioni e proteste della società civile che teme danni sociali ed ambientali: leggi quanto scritto dal sito Magma a proposito di vari progetti europei.
Al caso specifico di un’iniziativa che punta a rilanciare il comparto minerario sul versante ceco dei Monti metalliferi (Erzgebirge/Krušné hory) avviando l’estrazione di litio (di cui la Repubblica ceca deterrebbe il 3% delle riserve mondiali) è dedicato un articolo di Balkan Insight nel quale ben si delineano potenziali vantaggi e prevedibili criticità delle scelte che saranno compiute (leggi).

Parole chiave: Materie prime critiche; Estrazione; Ambiente

 

 
Oltre alla conferenza del professor Bruni sopra segnalata, il 17marzo Trieste ospiterà due eventi di grande interesse e rilievo internazionale: la Conferenza del trentennale dell’Iniziativa Centro Europea (InCE) e un Forum del Corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec) – leggi il lancio dell’ANSA.
Al forum Imec guarda con attenzione anche Confindustria, che in tale sede conta di “approfondire la conoscenza sull’architettura dell’iniziativa, affinare la visione sui principali vettori di sviluppo ed avviare una riflessione strutturata con la Farnesina”, come dichiarato nel corso di un’audizione parlamentare del 25 febbraio: leggi sul sito della Camera.

Tuttavia il perdurare dei conflitti in Medioriente non può non preoccupare chi considera il corridoio Imec un’opportunità per incrementare e diversificare i traffici da e per l’India e l’Oriente tutto. Il tracciato lungo il quale dovrebbe svilupparsi l’Imec è illustrato da Startmag (anche con l’ausilio di un’utile cartina – leggi): la tratta marittima da Mumbai dovrebbe approdare negli Emirati al di là dello stretto di Hormuz, da dove si dipanerebbe una ferrovia che, attraverso la penisola arabica, raggiungerebbe il porto israeliano di Haifa.

Alcune brevi ma significative riflessioni dell’autorevole sito (conservatore) americano National Interest offrono uno sguardo realistico sulla situazione: “l’ordine regionale a lungo termine dipenderà da quali reti economiche e partnership si riveleranno abbastanza solide da sostenere la cooperazione una volta che la guerra cesserà” (leggi).

Per intanto tuttavia sembra prevalere quanto lucidamente descritto dal Times of Israel, secondo il quale “l’attuale approccio americano tratta la regione come una scacchiera sulla quale i pezzi possono essere mossi senza venir nemmeno consultati”. […]
Tuttavia “esiste una visione alternativa, e passa attraverso il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa – IMEC” che “non è semplicemente una rotta commerciale; ma un quadro in cui vincolare tra di loro gli attori regionali, creando interdipendenze che alzano il costo della conflittualità. […] La tragedia è che l’Operazione Epic Fury sta distruggendo le condizioni stesse in cui IMEC potrebbe prosperare. Non si possono costruire corridoi di connettività attraverso una zona di guerra”: leggi.
 
Parole chiave: Corridoio Imec; Guerra in Medioriente
 
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