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L’Albania è uno dei pochi paesi europei guidato da una forza politica che si definisce socialista ed è membro associato del Partito dei Socialisti europei(vedi sul sito di quest’ultimo). Sia la denominazione, sia l’affiliazione lasciano perplessi se si analizza la figura del leader del partito – e Primo ministro – Edi Rama ed il percorso politico che lo ha portato a ricoprire per un decennio le funzioni di sindaco di Tirana e, successivamente, quelle di capo dell’esecutivo per quattro legislature di seguito (leggi un sunto dei suoi primi passi in politica su Balkan Insight e leggi il commento delle Heinrich Böll Stiftung dopo la vittoria elettorale del maggio 2025). Oggi Rama, oltre a coltivare il noto “rapporto speciale” con Giorgia Meloni (leggi sul Corriere della Sera), siede nel Board of Peace di Donald Trump (leggila presentazione dei partecipanti sul Guardian).
Nonostante la decisione di aderire a questa iniziativa sia stata adottala dal Parlamento di Tirana con voto bipartisan (leggi sul sito del Governo albanesequanto affermato dallo stesso Rama), non mancano le perplessità dei commentatori: leggi l’articolo apparso sul portale di notizie Pamfleti.net, intitolato “Edi Rama nel «Board of Peace»: ‘salvagente’ o scommessa rischiosa alla vigilia della tempesta”.
Come forse inevitabile quando il processo democratico non porta ad una reale alternanza del potere, il rischio di derive autocratiche è forte. Nel 2016 l’Albania aveva lanciato una profonda ed ambiziosa riforma della giustizia, che pur tra difficoltà ed incertezze era stata “elogiata per aver rafforzato la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata”, come scritto da Deutsche Welle (leggi). Dieci anni dopo, il Primo ministro entra in conflitto con la magistratura (leggisulla Reuters), mentre l’opposizione – per quanto screditata – ha buon gioco a manifestare contro la corruzione (leggi su Il Post).
| Parole chiave: Albania; Edi Rama; Partito socialista d’Albania |
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