Poco prima di lasciare la presidenza della BCE, Mario Draghi pronunciò un discorso nel quale indicava che la Banca centrale era pronta a stimolare l’economia con tagli dei tassi e acquisti di titoli di stato (il discorso è disponibile sul sito della BCE: leggi). Era l’estate del 2019 e l’allora Presidente degli Stati Uniti (Donald Trump…) reagì sostenendo in un tweet che “ le dichiarazioni di Mario Draghi, capo della BCE, avevano provocato un’immediata svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, «rendendo ingiustamente più facile per loro competere contro gli USA»” (come riferito all’epoca dal Guardian: leggi). Quasi sei anni dopo, tornato alla Casa Bianca, Trump non cessa di attaccare l’Europa su molti fronti, compreso quello economico-monetario: il solo annuncio dell’applicazione di dazi all’importazione ha portato ad inizio febbraio ad un “ dollaro super” (secondo la definizione di Milano Finanza: leggi). L’articolo spiega che “ i dazi costringono, e in alcuni casi provocano, la reazione dei paesi concorrenti degli Usa, che tendono a svalutare la propria moneta per attutire l’effetto negativo che le tariffe hanno sull’export”. Ma la politica monetaria statunitense si sta muovendo verso un obiettivo ad un tempo più ambizioso e più fondamentale: difendere il primato del dollaro come valuta di riferimento per il commercio mondiale. Da questo punto di vista, assai preoccupante è per Washington la “de-dollarizzazione” cui stanno puntando i BRICS (l’ultima messa in guardia è commentata dall’indiano Economic Times: leggi; che il progetto stia avanzando è dimostrato dal numero crescente di paesi interessati, come riportato dall’ Atlantic Council: leggi). Nonostante le uscite tonitruanti del Presidente, sull’economia USA rimane sospesa la spada di Damocle dell’esorbitante debito pubblico (ne parla un articolo del Corriere del Ticino: leggi). Ecco allora che prende concretezza l’ipotesi di un attacco a quello che forse è percepito come l’avversario meno coeso: l’Eurozona. Azzarda addirittura il termine “complotto” un interessante articolo di Federico Fubini sul supplemento Finanza del Corriere: leggi.
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