Nei primi giorni di settembre a Tianjin la Cina ha promosso un incontro con India, Russia e i rappresentanti di altri 24 Paesi, in prevalenza del Sud del mondo ma anche di due paesi europei, Turchia e Slovacchia.
Nell' attuale situazione di instabilità internazionale, l'incontro di Tianjin ha di fatto messo in discussione il primato geopolitico e culturale dell’Occidente e ha teso a promuovere un sistema alternativo.
L’ ondivaga politica dei dazi di Trump ed i suoi scossoni nei rapporti con le principali potenze hanno ridimensionato il ruolo degli Stati Uniti nello scenario internazionale.
L’indebolimento del dollaro intervenuto in questi 8 mesi ha accelerato lo sforzo per creare un mercato finanziario che prescinda dalla valuta americana. E gli attacchi del presidente all'autonomia della Federal Reserve lasciano presagire rischi di sconquassi non facilmente immaginabili.
Ma non sono solo economia, finanza ed alleanze militari ad essere in discussione in questa fase; ci sono anche i valori e i principi che connotano l'Occidente come espressione della democrazia liberale. In questo contesto, l’Europa resta l’unica potenziale voce per rilanciare democrazia, Stato di diritto e cooperazione internazionale, sempre che riesca a trovare l'unità. Ora o mai più.